Parigi, 30 dicembre 2008
In giro per la Ville Lumière con Fabri claudicante a causa di uno stiramento, e una pioggia fredda e battente, ci imbattiamo nella famosa catena francese degli Hippopotamus, qualcosa tipo ’steak house’.
Il ristorante apre alle 11.30 del mattino, e a seconda del luogo, sta aperto anche fino alle 5 del mattino…non era il caso nostro, però il Bastille sarebbe rimasto aperto fino alle 3. Alcuni nostri amici ce ne avevano parlato, ma non ci era mai capitato di imbatterci in uno dei locali con la simpatica mascotte.
Entriamo verso le 12. Dei camerieri molto cortesi (cosa che sembra irrilevante, ma per me è fondamentale…Fabri è più diplomatico in tal senso) ci accompagnano al piano superiore, dicendo che è anche più caldo, e noi apprezziamo decisamente il gesto.
Il menu è ricco, con una vastissima scelta di carni. Dopo varie elucubrazioni, optiamo -su mia indicazione- sul menu Hippo Duo, a 16,90 euro. Il menu comprende un entrée + plat o un plat + dessert, a scelta tra quelli proposti per il menu Hippo Trio (ahimè, non li ricordo…). Comunque, Fabri opta per un entrée di ‘involtini primavera con menta’ e poi per lo ‘Steak Hippo’, tenera carne di 190 grammi, cotta ’saignant’ (eh si, ti fanno scegliere sul menu tra 4 livelli di cottura: geniale per chi come me, pur parlando francese, non si ricorda sempre termini come ‘bleue’ o ’saignant’ e quindi la sceglie sempre ‘bien cuite’, perchè è l’unico termine che ci ricorda senza farsi pezzi abominevoli e cacofonici).
Io opto invece sempre per lo ’steak Hippo’, cottura ‘à pointe’ (cioè un po’ meno del ‘bien cuite’ secondo la scala dell’ippopotamino) e poi per una crème brulé, per cui vado matta.
Nel menu sono compresi la ‘garniture’, cioè un contorno a scelta tra patate e altri tipi di verdure, e la salsa: Fabri va di pommes frites e salsa barbecue, io invece sempre di patate fritte ma con salsa al pepe verde.
Io scelgo l’acqua (wow..) mentre Fabri si occupa del vino, scegliendo un Cotes du Rhone (scusate se non ci sono gli accenti) da 75 cl, al prezzo di 17.90 euro.
La cameriera che ci serve è molto gentile e il servizio è semplice, ma veloce. La tavola (piccolina per il clima invernale, in cui hai almeno due maglie, cappelli e cappotto, per non parlare della borsa, che odio sistemare per terra, ma tant’è mi tocca -quasi- sempre) non ha la tovaglia, ma solo una specie di roller al centro.
Arrivano in fretta gli involtini di Fabri, e nonostante io non ami quel tipo di piatto, devo ammettere che sono proprio buonini, e il fritto non ti rimane a metà sullo stomaco come il cinghiale nella pubblicità della citrosodina.
Il personale, durante tutta la durata del pranzo, passa almeno 7 volte (non esagero) a chiederci se va tutto bene…io ne sono lusingata, Fabri dice che forse è a causa del vino, che a pranzo magari in pochi prendono…e poi, parola di giornalista economico, il vino in Francia è un bene di ‘lusso’ a quanto pare. Il che mi stupisce un po’, noi lo beviamo praticamente sempre, ma tant’è.
Arrivano finalmente le agognate bistecche: entrambe hanno un buffo segnacarne con la forma dell’ippopotamo. Manco a dirlo, li nascondo prontamente sotto la macchina foto
come souvenir. La salsa al pepe è notevole: delicata, ma con ‘carattere’, come amo dire da quando siamo arrivati a Parigi. La salsa barbecue, di solito un po’ troppo forte, è anch’essa notevole. La carne non presenta un solo filo di grasso e si accompagna benissimo con il vino. Si taglia davvero come burro e si scioglie in bocca. Quella di Fabri, ’saignante’, si avvicina tantissimo alla ‘bleue’ tanto è rossa all’interno…davvero ottima.
Per la terza volta nella mia vita (sul serio!) finisco in toto la carne, non ne scarto nemmeno un pezzettino. E già che ci sono, finisco anche le mie frites…la salsa al pepe, tanto desiderata, la lascio a disposizione di Fabri…in realtà, dopo il filetto al pepe verde mangiato vicino al nostro hotel in Parigi, in pieno Quartier Latin, ho paura che mi pesi troppo sullo stomaco (per carità, filetto anch’esso ottimo, salsa compresa…).
Terminato il piatto, scaldati dal vino, e pure un po’ allegri, aspetto con ansia il dolce…che in realtà tarda ad arrivare, e la cameriera addirittura mi dice ‘Je vais chercher le dessert’….?…scusandosi poi per il ritardo. A me va benissimo invece, perchè nel frattempo ho buttato giù la carnina e ho fatto spazio al dolcettino.
Arriva finalmente, con due cucchiai (che gentili!): peccato che il mio stomaco sia davvero pienotto, quindi ne lascio a malincuore un po’.
Fabri nel mentre prende un caffè (americano) e paga: il tutto 59 euro, tutto sommato ragionevole, contando il vino (quasi 20 euro). Inoltre il menu Duo per il nostro stomaco è più che sufficiente e per 16,90 ci hanno servito benissimo e anche un po’ coccolato.
Due righe alticci, ci prepariamo ad affrontare il ritorno (zoppicante, secondo Fabri) alla vita del turista.